Se nel buio tutto è nero, sta arrivando l'uomo nero...

Titolo: Boogeyman – L’uomo Nero (Boogeyman)
Regia: Stephen Kay
“Quando hai paura, conta fino a 5”
“Che succede se arrivi a 6?”
Prodotto dalla Ghost House Pictures di Sam Raimi, Boogeyman prende spunto da una delle paure ataviche dell’essere umano: il buio. Nell’oscurità, gli oggetti che alla luce del giorno ci sono familiari si trasformano in pericolosi mostri e una presenza ignota ci minaccia dagli angoli più nascosti della stanza. L’apertura del film promette bene e richiama alla mente tutto il classico del cinema horror: è notte, una casa isolata colpita dal vento, un’altalena cigolante, scale che scricchiolano, un bambino solo nel buio. Le parole rassicuranti del papà vengono prontamente smentite quando il poverino, sotto gli occhi del figlio sconvolto, viene risucchiato nell’armadio dalla stessa presenza oscura che terrorizzava il bambino. L’uomo nero dunque esiste? O si tratta di un’allucinazione? Un modo per la mente infantile di scendere a patti con l’abbandono del padre senza doverlo incolpare? Quest’ultima ipotesi sembra essere l’opinione di chi sta attorno al piccolo Tim, che viene messo in cura e passa anni tremendi (che non ci è dato vedere) finché noi lo ritroviamo 15 anni dopo, apparentemente normale (ha un lavoro e una fidanzata) ma in realtà ancora non si è scrollato di dosso la paura di quella presenza. Se ne sente anzi perseguitato. Non ha più messo piede in quella casa, non ha più visto sua madre, nel suo appartamento ci sono luci in ogni angolo perennemente accese e non ci sono porte, ha perfino svitato tutti gli sportelli dei mobili. Chiaramente la terapia non è stata efficace.
Ricordo la prima volta che ho visto questo film, ero al cinema e in quell’ambiente è più facile che un film horror sia efficace. Non puoi mettere il film in pausa, non sei interrotto da telefonate o gatti affamati, sei al buio e l’audio è così alto da farti saltare anche quando con un volume normale sbadiglieresti e basta. Rivedendolo in casa il film perde anche questi benefici. La tensione è bassa, la trama semplice e senza colpi di scena (era ovvio che il padre sarebbe stato risucchiato, come si era capito che la bambina era in realtà un fantasma), i personaggi non hanno spessore e le interpretazioni non sono granché (Barry Watson credo possa fare di meglio ed Emily Deschanel so che fa di meglio, basta vederla nel telefilm Bones, ma si sa che l’horror è la gavetta degli attori).
Tutto sommato però il film ha un paio di momenti che si salvano, come la scena in cui Tim viene circondato da tutti i bambini vittime dell’uomo nero o la successione di scene in bilico tra allucinazione e dimensione onirica in cui vediamo cosa è accaduto a Jessica e Tim stesso passa da un luogo all’altro sempre inseguito dall’uomo nero. Peccato che quel poco di salvabile che potevamo trovare viene affondato totalmente dal finale, banale e semplicistico, in cui Tim per distruggere l’uomo nero deve distruggere gli oggetti della sua infanzia con cui la sua stessa mente di bambino ha dato una forma fisica all’uomo nero. Detta così non sembra male? A vederlo però fa solo alzare gli occhi al cielo.
Voto:
4Consigliato: no...
Edited by blacksouls - 20/1/2009, 15:21